Nel loro quotidiano si intrecciano i fantasmi della piccola e della grande Storia.
NOTE DI REGIA
«Cosa significa essere vedove?»
Silenzio
«Niente! Si fa tutto come prima, ma da sole. Significa essere sole. Tutto qui!»
Quando mia madre è rimasta vedova, l’ho osservata nel suo lutto e poi nella sua rinascita. Durante le mie visite, l’ho vista riprendere cura dell’orto del marito. Ho visto i suoi gesti quotidiani trasformarsi in rituali, nella grazia solitaria del silenzio e dell’assenza. È così che il mio sguardo si è posato su queste «ex mogli»: le amiche e le vicine di casa di mia madre. Ho ascoltato, affioranti da una memoria frammentaria, i racconti molteplici e ripetuti della vita di prima e dell’incontro amoroso sottinteso nella quotidianità.
Se i racconti della classe operaia di origine italiana sono stati portati avanti dal corpo degli uomini – dalla loro voce, dalla loro immagine, dalla loro morte – le loro mogli sono state rese invisibili. Eppure anche loro hanno partecipato a questa realtà economica, sociale ed emotiva.
Racconto corale, Vedove! ci immerge nell’intimità di queste donne, in una sorellanza improntata alla tenerezza e a molto umorismo. Con tocchi impressionistici, evoca i fantasmi del passato. Perché una cosa è certa: nonostante tutto, hanno amato e sono state amate.