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40 anni da Demetrio Stratos 1979-2019

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La storia di un grande rocker, eclettico sperimentatore che non smette di stupire, a 40 anni dalla scomparsa che ha segnato un’epoca.

 

Si è chiusa qualche mese fa una mostra inusuale che si è tenuta al Palaexpo di Roma, Il Corpo della Voce, dedicata a tre voci iconiche del panorama italiano del ‘900: Carmelo Bene, Cathy Berberian e Demetrio Stratos.  Tra i tantissimi pregi di questo progetto c’è quello di aver, finalmente, messo Demetrio Stratos al centro, togliendolo dalla marginalità in cui è stato da sempre relegato dalla cultura ufficiale italiana.

Ci sono voluti quarant’anni perchè le istituzioni italiane celebrassero la vita e la ricerca di un artista che ha lasciato un segno profondo nella cultura musicale dagli anni ’70 in avanti.

La profondità del suo lavoro resta rilevante ancora oggi e lo rimarrà nel campo dell’espressione vocale, quindi dell’espressione umana.

Il  2019 ha segnato il 40nnale della scomparsa di Demetrio Stratos, avvenuta a New York il 13 giugno del 1979.

Demetrio Stratos nel giugno del 1979 aveva 34 anni.

Di famiglia greca, era arrivato a 17 anni in Italia da Cipro, dove aveva studiato per qualche anno, mentre la famiglia era rimasta ad Alessandria, in Egitto, da cui fu costretta poi ad andarsene a fine anni ’50 per i moti nazionalisti e le confische agli stranieri.

Queste continue migrazioni sono importanti perchè il grande lavoro di Stratos si esprime con la voce, e la sua voce inscrive in sé tutte queste esperienze linguistiche e umane.

Si iscrive all’Università  a Milano, e diventa l’organista di un gruppo beat che si forma all’università.

Demetrio ha una voce calda, piena di bassi, potente, capace di svettare in acuti spettacolari. Viene presto reclutato dai Ribelli, il gruppo che accompagnava Adriano Celentano, che li aveva lasciati.

Diventa un personaggio conosciuto, con i Ribelli va al Cantagiro, pubblica diversi singoli, tra questi l’indimenticabile Pugni chiusi.

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Arriva il 1968 e la musica cambia, in tutto il mondo.

La nascita della figlia Anastassya apre la sua immaginazione e cattura la sua attenzione sul potenziale infinito della voce umana. Le lallazioni, i suoni che l’infante emette per provare i suoi stessi organi, devastano l’udito dei presenti.

Questo incanta Demetrio. Da qui nasce per lui una ricerca sulla voce che non avrà termine.

Demetrio lascia i Ribelli e con alcuni strumentisti fonda gli Area, gruppo di jazz rock ethno sperimentale.

Nel 1972 conoscono Gianni Sassi, che fonderà la Cramps per pubblicare i loro dischi, ne curerà la grafica, i testi e la promozione.

Producono un primo disco, Arbeit macht frei. Il lavoro rende liberi, citazione da Auschwitz.

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Da lì in poi il gruppo è in concerto in tutta Italia e nel susseguirsi di tournee massacranti in furgoncino wolksvagen o in treno, Stratos prende coscienza dello strumento voce.

E’ alla costante ricerca di testi e dischi che mettano al centro la voce. Si applica nel canto dei pigmei, studia il canto a doppia voce siberiano e la sua voce sperimenta in tutte le direzioni, dal teatro di Artaud alla musica concreta di John Cage agli scioglilingua.

Stratos decide di confrontarsi con i foniatri del CNR di Padova. È il 1978 e oltre a quattro dischi con gli Area che pesano come macigni nei turbolenti anni ’70, ha realizzato due lp di sola voce, due opere di ricerca pura che mettono al centro la voce prima e dopo il linguaggio: non il canto, ma la voce come fatto fisiologico primario da cui discende la comunicazione.

Il fisico del CNR, dottor Ferrero, registra un’ampiezza di vocalizzo che può raggiungere i 7000hz e fino a tre voci in contemporanea, oltre a forme d’onda sinusoidale purissima.

La sua voce, parafrasando John Cage, non ha confini.

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Demetrio Stratos incontra John Cage, lo conosce personalmente dopo aver eseguito suoi brani e averli registrati. Si reca a New York dove partecipa come voce solista ed esegue brani di Cage durante Event del celebre coreografo di Merce Cunningham.

 

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Ma nel 1979 il grave male. All’inizio non si capisce cos’è.

Aplasia midollare, in Italia non c’è cura, solo a Parigi o New York. Si sceglie New York, c’è stato l’anno prima a esibirsi per John Cage.

Sembra reagire alle cure, a Milano intanto Gianni Sassi organizza un concerto in raccolta fondi per coprire i costi del gravoso sistema sanitario americano.

Il 14 giugno viene fissato il concerto all’Arena Civica di Milano, si sono prenotati decine di artisti per aiutare l’amico in difficoltà.

Il 13 giugno Stratos muore.

La notizia si diffonde in tutta Italia, tutti vogliono suonare a Milano il giorno dopo, si riempiono i treni di quelli che vogliono andare a questo concerto da tutto lo stivale. Il concerto diventa un grande tributo generazionale ad un artista che probabilmente, come dice Gianni Emilio Simonetti nel documentario La voce Stratos, “non lo avrebbe voluto”.

Il concerto per Demetrio Stratos – con le sue emozioni, la musica, il musicista appena mancato, l’evento di massa – diventò uno spartiacque tra la generazione in cui Stratos era vissuto e quella che aveva suo malgrado contribuito a creare. Da lì in poi ci sarebbero stati i grandi eventi degli anni ’80, con le televisioni private, i mega-palchi, le transenne, le guardie del corpo, gli effetti elettronici… ed i biglietti sempre più cari.

Il mondo di Stratos e degli Area era finito per sempre.

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