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Torino post-industriale

Nelle riprese dei tre registi vediamo chiaramente i resti della loro epoca: dai neo-graffiti di Mazzart nella fabbrica di colori piena di sacchi di pigmento, alle architetture abbandonate e in disfacimento delle Officine Grandi Riparazioni, passando attraverso i colonnati che svelano le vertiginose lunghezze dello scheletro del Lingotto, sgombero dai macchinari oramai obsoleti per la produzione.
Come archeologi del presente hanno saputo cogliere frammenti di una cultura temporanea che si agitava nei relitti industriali in disuso, mostrandone le possibilità di vita in quella che, all’epoca, sembrò una lunga stagione di passaggio verso il loro riutilizzo.