Torino post-industriale

Nelle riprese dei tre registi vediamo chiaramente i resti della loro epoca: dai neo-graffiti di Mazzart nella fabbrica di colori piena di sacchi di pigmento, alle architetture abbandonate e in disfacimento delle Officine Grandi Riparazioni, passando attraverso i colonnati che svelano le vertiginose lunghezze dello scheletro del Lingotto, sgombero dai macchinari oramai obsoleti per la produzione.

Come archeologi del presente hanno saputo cogliere frammenti di una cultura temporanea che si agitava nei relitti industriali in disuso, mostrandone le possibilità di vita in quella che, all’epoca, sembrò una lunga stagione di passaggio verso il loro riutilizzo.

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Weltgenie

Regia di: Alberto Signetto ( 1988 , 4’30" )

Una video-poesia tratta da Turin di Gottfried Benn, che racconta la follia di Nietzsche a Torino. Una carrellata all’indietro percorre lo stabilimento Fiat del Lingotto, ormai in disuso e non ancora trasformato in centro commerciale. Fantasmi e visioni appaiono e scompaiono, segni delle esperienze torinesi del filosofo tedesco.

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Bagetto/Mazz-art

Regia di: Armando Ceste ( 1983 , 12' )

“Mazz-Art era un gruppo di artisti che faceva interventi e installazioni in una fabbrica abbandonata di vernici vicino ai Giardini Reali, mentre Claudio Bagetto suona a Collegno negli spazi dell’ex manicomio. Sono ritornato a fare film dopo anni, non per scelta, ma perché la mia vita è andata in un’altra direzione, ho fatto pubblicità, film per l’Iveco, con Braghin, Signetto e i cassaintegrati della Fiat. È stato il mio ritorno al cinema. Erano cambiate le tecnologie rispetto al periodo del CCM; ho ripreso quello che non era mai stato dimenticato nella mia memoria." Ceste Armando

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OGR – Zona gialla

Regia di: Alessandro Tannoia ( 1996 , 12′31" )

Documento in pellicola sulle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, a Torino, in occasione della giornata di visita organizzata dall’Associazione Città Svelata. Ha partecipato a festival europei audiovisivi specializzati in urbanistica e architettura.

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Città svelata, fiumi urbani

( 1998 , 10' )

Tra marzo e luglio del ’97 un gruppo di lavoro coordinato da “Città Svelata" discende su gommoni il corso della Dora fino alla confluenza nel Po. Il lavoro di documentazione è stato elaborato e reso pubblico nell’intervento “Fiumi Urbani-Dora Virtuale", svoltosi nelle Ferriere in demolizione situate sopra il corso del fiume Dora.

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Variazioni

Regia di: Armando Ceste ( 2004 , 34' )

In Tristano muore (Feltrinelli) Antonio Tabucchi scrive:"La musica è stata già tutta suonata, a noi non resta che introdurre variazioni."
Da qui il titolo del film, a significare che forse non ci troviamo nel migliore dei mondi possibili, l’attore introduce alcune variazioni, reagisce con la danza, il canto, la poesia alle immagini che parlano di temi caldi come la perdita del lavoro, le fabbriche dismesse, la crisi industriale, la cassa integrazione, i centri di detenzione per extracomunitari, il G8 di Genova, alternate con altre immagini tratte dal cinema di Dreyer.

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Intermezzi sperimentali

Condensatori

Regia di: Davide Di Lernia ( 1999/2000 , 15 spot/intervalli da 2′ )

I Condensatori racchiudono le riprese utilizzate nell’ambito del progetto Città Svelata. Con l’inserimento di citazioni di classici del cinema, nella forma di sottotitoli e prese sonore, trovano una collocazione televisiva come intermezzi inusuali.

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Civico Garrone

Regia di: Alberto Signetto ( 2004 , 55'38" )

Negli anni ’60, per fronteggiare l’emergenza casa seguita all’arrivo degli immigrati attirati dal lavoro alla Fiat, furono realizzate numerose case popolari in quartieri divenuti poi simboli di degrado. Il film documenta l’abbattimento di uno di questi palazzi nel quartiere di Mirafiori Sud, ma soprattutto ricostruisce – attraverso le testimonianze dirette dei residenti, degli ex sindaci di Torino Diego Novelli e Giovanni Porcellana, e con il supporto di giornali e filmati d’epoca – la vita delle famiglie che vi abitavano, la storia di un quartiere, l’epopea dell’immigrazione meridionale a Torino negli anni ’60.

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