Era partito all’avventura dalla remota provincia di Khouribga, per cercare fortuna.
Ora è tornato là, nell’unico luogo dove si sente davvero a casa.
l suo primogenito Omar, invece, ha scelto di rimanere qui, dove è cresciuto e dove vuole costruire il suo futuro, con la sua ragazza italiana e con il bambino che hanno avuto.
Ma le cose si complicano, dal momento che la ragazza rifiuta di convertirsi all’Islam, respingendo il matrimonio religioso che Hassan vorrebbe per suo figlio.
Reagendo all'”errore” di aver creduto in una famiglia multietnica, Omar prende una decisione radicale: accettare un matrimonio combinato con una ragazza marocchina.
Così anche lui parte per il Marocco, con l’intenzione di riconnettersi con le sue origini, la sua tradizione, la sua religione.
Non sarà un viaggio facile.
A differenza di suo padre, che si è finalmente ricongiunto con le sue radici, Omar proverà quanto è difficile trovare una strada, un futuro, un’identità, quando la propria vita è divisa tra due mondi.
La stampa
Una storia familiare intima e sofferta tra Torino e il Marocco
Corriere della Sera
Una vicenda dolente e contemporanea
Il Manifesto
Un racconto fatto di dialoghi e incontri, che rivela un’intimità con i soggetti trattati e con le loro storie
NOTE DI REGIA
Questo film nasce dal mio incontro con Omar e con suo padre Hassan, avvenuto mentre conducevo delle ricerche per un documentario sulla comunità marocchina torinese, la più grande d’Italia.
La loro storia mi è parsa emblematica di cosa significhi vivere divisi tra due mondi e due culture, quando un ragazzo di seconda generazione deve confrontarsi, per diventare adulto, con il peso del retaggio familiare e tradizionale. Mano a mano che prendeva corpo il matrimonio combinato, accettato da Omar come risolutore e quasi scritto in modo ineluttabile nel suo destino, la sua vita appariva al contrario sempre più traballante, incerta, calata in un disagio che avvolgeva tanto lui quanto suo padre Hassan.
Il matrimonio stesso al centro della vicenda scompariva nel fuori campo, per lasciare spazio alle sue motivazioni e conseguenze su Omar e Hassan, mentre aumentava la mia confidenza con loro.
Questo documentario è il risultato della relazione tra me e i suoi protagonisti, figlio e padre, che significativamente aprivano ad un “estraneo” il loro privato, ma non riuscivano ad incontrarsi tra loro. Questo credo perché storie come questa rivelano il disagio profondo di una vita scissa tra mondi, culture, legami diversi e contraddittori, fino a farci dubitare dei concetti di libertà e di identità.