Il Senso dell’Arte

I tre autori hanno utilizzato il mezzo cinematografico per documentare le varie forme d’arte. Ceste e Signetto hanno realizzato in particolare interviste, documentari e omaggi a personaggi di spicco del cinema d’autore degli anni ’60-’90 (Anna Karina, Jean-Marie Straub, Manuel Ruitz, Theo Angelopoulos ecc.). Alessandro Tannoia ha collaborato invece con diversi artisti contemporanei nel campo dell’arte concettuale e della performance, avvicinandosi al mondo della video-arte.

Anna Karina

il volto della Nouvelle Vague

Regia di: Armando Ceste ( 1996 , 38' )

Anna Karina ha iniziato la sua carriera d’attrice all’età di quattordici anni a Copenaghen, dove è nata. Arrivata a Parigi a diciassette anni, diventa presto l’interprete preferita di Jean-Luc Godard (che sposerà poco tempo dopo) e di altri giovani autori della Nouvelle Vague. Ripercorrere la vita di Anna Karina (“questo nome me l’ha dato Coco Chanel, che quando sentì che mi chiamavo Hanne Karine Bayer decise subito che non andava e stabilì: Anna Karina") è un ritornare alla Parigi ancora coinvolta nella guerra d’Algeria, agli incontri casuali, nei caffè di SaintGermain, con personaggi famosi, alle lunghe passeggiate nei boulevard, ai primi lavori come indossatrice e fotomodella. Poi il telegramma di JeanLuc Godard, che l’aveva vista in una pubblicità di saponette e le offriva la parte principale del suo secondo film: Le petit soldat. E sul set quel bigliettino, “Je vous aime", e soprattutto, un appuntamento a mezzanotte in un caffè…
L’inizio di una nuova vita.
Con Godard ha girato negli anni seguenti titoli significativi come: Vivre sa vie, Alphaville, Une femme est une femme, Pierrot le fou, Bande à part, Made in USA. Il suo volto, i personaggi che lei ha interpretato nella sua lunga carriera di attrice, sono ormai parte della storia del cinema.
Anna Karina è stata l’icona della Nouvelle Vague, il volto fatto di bianchi e neri, lacrime e sorrisi, il primo piano degli anni ’60. Non è che oggi Anna Karina viva solo di ricordi, ma inevitabilmente tutto la riporta a quel periodo, un’epoca d’oro, una stagione che non ci sarà più, che la vide non solamente interprete, ma ispiratrice e protagonista in prima persona della nascita del cinema moderno.

Angelopoulos backstage

Regia di: Alberto Signetto ( 1996 , 38' )

Sul set del film del grande regista greco “La sorgente del fiume" si alternano riprese a Salonicco e a Sidirocastro, a pochi chilometri dal confine con la Bulgaria, interviste ad Angelopoulos, all’attrice principale e ad alcuni tecnici che collaborano da anni alle realizzazioni del regista. Frammenti che ci danno qualche idea del modo di lavorare, del processo di costruzione di un film, delle relazioni di una troupe con il regista “direttore d’orchestra" di un’impegnativa opera corale.

Via Crucis

Regia di: Alessandro Tannoya ( 2004 ,  6’11" )

Un viaggio vorticoso che unisce Torino a Milano. La pista dello Hollywood Club brulica di fans e ragazzine sgomitanti per accaparrarsi un posto sotto il palco dove stanno per esibirsi i Motel Connection. Nel privè personalità del mondo della moda, dello sport e dello spettacolo sorseggiano da ergonomici bicchieri. Una croce a strisce bianche e rosse si staglia al centro della sala. Nicus Lucà entra, avvolto in un accappatoio da pugile, scortato da due bodyguard. La folla si lascia fendere, curiosa. Il corpo dipinto di blu, adornato di stelle bianche, viene issato per essere crocifisso. La musica pulsa, gli applausi scandiscono i passaggi tra i brani. Tra il pubblico novelli samaritani porgono cocktails al Cristo pop; sguardi complici indugiano sul pube avvolto in un panneggio rinascimentale. Tutti si agitano e gridano. La croce pulsa di luce. Tutto accelera. Il peccato è non esserci.

Punto fermo

Regia di: Alessandro Tannoya ( 2005 , 5' )

video-condensatore – performance di Nicus Lucà

Pop Bomb

Regia di: Alessandro Tannoya ( 2005 , 6' )

video-condensatore – performance di Nicus Lucà

Accord

Richard Nonas in Bossolasco

Regia di: Alessandro Tannoya ( 2008 , 5' )

In un bianco e nero impastato e graffiante, che strizza l’occhio alla vecchia Leica Monochrom che Richard Nonas porta sempre al collo come fedele compagna di viaggio, il film documenta il lavoro dell’artista newyorkese invitato a Bossolasco per Sentè d’art da Filippo Fossati e Jennifer Bacon della Esso Gallery di New York. Una tastiera di pietra di Langa che, come vuole la pratica della land art, si accorda armonizzandosi con la terra del sentiero partigiano di Lo Monte, per un matrimonio che l’alchimia della pellicola suggella fermando il tempo come Richard ferma la pioggia.