Il film si articola attraverso un circuito di memorie che si dipana tra la rivoluzione generata dal punk e la fine degli anni ’80, tracciando il percorso di un giovane alla ricerca delle radici del suo presente, un sentiero invisibile tra musica, luoghi, emozioni e sogni.
Il diario generazionale che ne deriva è una testimonianza viva e reale della vitalità della provincia italiana, tra affinità e divergenze generate da un diffuso desiderio di cambiamento. un “sentire comune” che prescinde dai luoghi di provenienza.
Il ritratto di un’epoca destinata a durare quanto il suo mito, il “nuovo sogno dorato” sospeso nell’ombra di un immaginario che ancora oggi non ha perso il suo fascino.
“The Missing Boys” è un film nato dall’esigenza di raccontare l’emergere e l’affermarsi di una scena musicale dimenticata, come gran parte del movimento giovanile che più di quarant’anni fa si diffuse nelle aree metropolitane così come in provincia, confrontandosi con le stesse criticità a qualsiasi latitudine, seppure con dinamiche diverse.
È una storia di bands, sconosciute o quasi, che dalla Sardegna, soprattutto da Cagliari e Sassari, interrompono il beato isolamento di un’isola solo in apparenza distante da quella rivoluzione che si accese ovunque fossero presenti un palco e una presa di corrente.
La genesi di un percorso iniziato col punk e velocemente trasformatosi in un affresco magmatico dove ricerca, sperimentazione, eversioni uditive e schegge di oscurità plasmano una scena multiforme, in equilibrio tra affinità e divergenze con tutto ciò che la circonda e, proprio per questo, unica nel suo genere.
Il periodo preso in esame nel film è compreso tra il 1979 e il 1989, una decade seminale legata a un trapasso generazionale indelebile, come un viaggio immaginario “dalle formiche alle nuvole”, un filo invisibile sospeso tra quei ragazzi e il loro grande sogno.
NOTE DI REGIA
The Missing Boys rappresenta la ricostruzione cinematografica di una stagione storica estremamente importante, caratterizzata da uno spartiacque generazionale che ha prodotto mutamenti tali da generare l’emergere di nuovi modelli antropologici – sociali, culturali ed estetici – destinati a trasformare la percezione del mondo contemporaneo.
Gli scenari e i luoghi proposti nel film costituiscono una chiave di lettura che rimanda al concetto portante del progetto: tracciare un percorso che parta dal basso per arrivare a definire i passaggi obbligati della genesi di un movimento spontaneo, generato dall’urgenza espressiva e dalla necessità di produrre un cambiamento atteso e irreversibile.
Il filo invisibile che intreccia la narrazione ad ambienti seminascosti o scarsamente illuminati, come sotterranei, tunnel, cripte, viali, vicoli, tunnel, scalinate, esprime la natura seminale di una rivoluzione individuale ancora prima che collettiva, capace di riconoscersi attraverso tratti comuni come musica, estetica, visione della vita invece che attraverso la condivisione di una stessa ideologia.
I soggetti si muovono perlopiù all’interno di strutture caratterizzate da spazi delimitati, talvolta sottilmente claustrofobici, come a rappresentare l’estrema cesura con tutto ciò che possa contaminarne la purezza, l’originalità, il messaggio.
In questo senso la presenza di edifici storici con elementi architettonici curvilinei così come di gallerie urbane rappresenta una simbologia legata al distacco del cordone ombelicale tra quella generazione e le sue radici, il superamento della protezione materna rappresentata da un isolamento mentale oltre che oggettivo, un viaggio alla ricerca dei propri simili, a qualsiasi latitudine e a qualsiasi costo.
La scelta di ridurre l’editing al minimo è finalizzata a mantenere l’immediatezza nelle testimonianze e la percezione esatta dei contenuti del racconto, sia in prima che in terza persona.