Politica e rivolta

Nelle differenze generazionali tra i tre autori la visione politica si declina in pratiche diverse, ma sempre secondo un sentire comune cinematografico, frutto della scelta, trasformatasi poi in una vera e propria rivendicazione, di una marginalità autoriale.
Il cinema diventa uno strumento, se non una vera e propria arma per trasformare la realtà e scardinarne l’ingranaggio.

Movimento

Regia di: Armando Ceste ( 2008 , 5' )

Il canale di Sicilia è diventato il più grande cimitero sottomarino del Mediterraneo. Le stime più prudenti parlano di dodicimila morti annegati negli ultimi dieci anni sulle rotte tra l’Africa e le nostre coste meridionali." Queste parole chiudono l’ultimo film di Ceste da cui è nata l’idea di realizzare Walls and Borders (2009, 290′) un film collettivo realizzato in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino e che ha coinvolto ottantatré registi.

Dove tutto è

cattivo, è cosa buona conoscere il peggio

( 1990 , 16'41" )

Il tempo: il suo trascorrere e l’impossibilità di fermarlo. Il mondo “scontornato", a sé, di un giovane: torna a casa tardi, guarda la televisione; si annoia. Si addormenta, sogna. Il giorno dopo cammina per la città. Incontra gli amici: accetta una loro offerta. Un “duello" finale.

Cailloux

Regia di: Luciano D'Onofrio, Alberto Signetto ( 2009 , 2’30" )

Il 25 settembre 1940, Walter Benjamin proseguendo la sua fuga dal nazismo, dopo la tappa di Parigi dove viene internato per alcuni mesi in quanto tedesco, arriva nella cittadina di Port Bou, sul confine franco-spagnolo, dove viene respinto al posto di frontiera.
Nella notte, nella stanza di un piccolo albergo, ossessionato dai suoi incubi e travolto dalla disperazione, Benjamin si uccide ingerendo una dose letale di morfina.
Siamo stati a Port Bou e abbiamo portato a casa con noi tre sassolini bianchi (cailloux) della sua tomba.

Via da qui

( 1990 , 10’26" )

Pioggia, sole nuvole. Una periferia urbana. Qualcuno aspetta davanti ad un’automobile. Altrove un corteo di operai. Un’esplosione. Il ruggito della folla. Inizia un viaggio allucinato, che attraversa lo spazio ed il tempo.
Due ragazze si guardano attorno, leggono il giornale, entrano in un cinema.
Le luci del viaggio pulsano ipnotiche.

Erri De Luca dopo Genova

filastrocche sgangherate

Regia di: Armando Ceste ( 2001 , 14' )

“Cercavo un linguaggio alto, diverso da quello massmediologico della cronaca dei giornali e delle tv che aveva invaso i nostri occhi, cuori e cervelli in quei giorni del dopo Genova. Leggendo le filastrocche di Erri De Luca mi sono emozionato e riconosciuto in un linguaggio poetico, senz’altro di parte, ma che fa meditare." Ceste Armando

Senza tempo

( 1994 , 11’45" )

“La solita storia. Chi ha il potere, chi non ce l’ha. Adesso, come sempre, vince il clero. Attenzione!" Tannoia Alessandro e Lionello Lucio

Finale di partita

Regia di: Armando Ceste ( 1992 , 15' )

Un viaggio in auto, in Finale di partita. Dal nero iniziale – dentro
un garage – al viaggio verso luoghi periferici, piazze dedicate a militanti
comunisti, superstrade e tunnel, l’immagine video che si presenta
talmente forte da annullarsi e proporsi con tutto il calore della
pellicola e comunque/sempre di un ultimo nastro col quale fare i
conti. Il “finale di partita” riguarda l’omicidio Moro; i due uomini
ne trasportano il cadavere fin sul luogo del ritrovamento.” Giuseppe
Gariazzo sul numero 320 di «Cineforum»

Nella pancia del piroscafo

Piemontesi d’Argentina

Regia di: Alberto Signetto ( 2006 , estratto di 30-35 min )

Il regista ripercorre in prima persona, dopo cinquanta anni, il lungo viaggio della sua famiglia verso l’Argentina, dove è nato, all’interno dell’ultima ondata migratoria dei piemontesi nel 1948. Questo percorso attraverso la memoria privata e il continuo accavallarsi di situazioni, di luoghi e di sensazioni, insieme a un uso del repertorio rallentato e distorto, costituiscono la cornice di una ricostruzione non analitica, ma soggettiva ed emozionale della situazione degli immigrati dal Piemonte e della loro presenza dal dopoguerra a oggi nella storia argentina, dal peronismo fino alla crisi economica, attraverso il periodo buio e sanguinoso della dittatura militare.