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Claudia
Tosi

Film di Claudia Tosi

Bio

Sono nata a Modena, nell’ospedale di Modena, ma sono reggiana, cresciuta in un piccolo paese di 3600 anime, nella bassa reggiana, al confine con le province di Modena e di Mantova. Terra di tortelli di zucca, per farla breve. Si dice che “Rolo” degli Orb sia stata scritta dopo che Alex Paterson è passato dalla stazione dei treni del mio paesino, Rolo, appunto, mentre andava a “suonare” allo Spirity, un locale estivo nel mezzo del nulla della campagna della bassa modenese.

Ho desiderato avere un futuro nella pallavolo, ma a 16 anni un incidente, mentre facevo l’autostop, ha stroncato la carriera che credevo di meritare e mi ha relegata nelle serie minori. Dopo un esordio lavorativo in una delle tante stirerie ai margini del comparto tessile locale e sudatissime estati di lavoro stagionale molto ben pagato nei campi, sono approdata al lavoro vero: stampatrice in camera oscura di fotografie in b/n e assistente fotografa nel mondo della moda di provincia, poi montatrice video e infine regista per la pubblicità e la televisione.

Il passaggio dalla fotografia al video è avvenuto negli anni in cui, mentre studiavo Filosofia a Bologna, avevo mutuato degli esami di Cinema dal DAMS, e mi ero molto appassionata al grande schermo. Partecipando con amici universitari ad un corso CEE di un anno per tecnici televisivi, ho imparato i rudimenti del montaggio e della ripresa. Ricordo il cortometraggio di diploma, realizzato con un’amica e ora valente regista (Sara Pozzoli), “De Siluro”, un’opera che noi avevamo impostato come documentario scientifico sul pesce siluro che aveva infestato il Po, ma che, ad una proiezione in una sala d’essai, aveva scatenato le risate del pubblico dall’inizio alla fine. O il film non era stato capito, oppure noi avevamo sconfinato nel grottesco. Coi viaggi e il lavoro, ho relegato la mia vera passione, la filosofia, a un ruolo secondario, ma nel tempo ho conseguito una laurea triennale in Filosofia all’Università di Bologna (con tesi su Heidegger e la poesia come premessa e promessa di salvezza) e una magistrale, sempre in filosofia, all’Università di Torino (con tesi sull’effetto autenticità nel documentario).

Nel 2003, durante una visita fortuita al pitching forum organizzato a Bardonecchia da Documentary in Europe, mi sono innamorata del cinema documentario europeo contemporaneo, ne volevo far parte. Un produttore in particolare, Edoardo Fracchia, mi colpì per la gentilezza e la creatività con cui interveniva nei progetti e mi dissi che avrei voluto proporgli qualcosa. Per sapere come finì, la storia la trovate nelle note di “Private Fragments of Bosnia”, il mio primo film.

Col mio secondo film, “Mostar United”, ho conosciuto meglio il “mercato europeo”, che è un mondo variopinto in cui sognatori e poeti si mescolano a metodici e organizzatissimi professionisti e tutti sono necessari. Io ed Edoardo Fracchia, il mio produttore, andammo per pitching (Bardonecchia, Lisbona, IDFA-Amsterdam), riuscendo a mettere assieme i pezzi di una produzione che contava 7 televisioni, e in cui entrò una co-produttrice che ora è una sorella (Petra Seliskar).
Non fu un periodo semplice, perché mia madre affrontava la fase finale di una malattia cronica e io volevo esserci, pur non volendo rinunciare alle opportunità che mi si stavano presentando. Esaurito il tour festivaliero di “Mostar United”, che ebbe la premiere a IDFA nel 2008, non ero pronta a lavorare ad un nuovo film.

Ho cominciato a ragionare a partire da una nuova idea nel 2010, quando ho deciso di scrivere, dirigere e produrre “The Perfect Circle”, un film che incarnava la mia esperienza con mia madre e con il fine vita, senza che però si parlasse di noi.
Per darmi una formazione che mi permettesse di affrontare l’impresa produttiva, dopo aver ottenuto il sostegno allo sviluppo del Fondo Media, ho frequentato EAVE, nel 2011, un training program per “macchine da guerra produttive” di cui ho ricordi splendidi perché mi sono ritrovata nel mitico gruppo D, capitanato da Roshi, una geniale produttrice di origini iraniane, poi trapiantata in Germania, e composto da un miscuglio di balcanici sognatori e nordici ribelli dal futuro radioso.

Da tre anni, però, avevo anche iniziato a lavorare ad un film sulla politica che avevo abortito già un paio di volte. Nato per essere un instant movie sulla sconfitta di Berlusconi alle Politiche del 2008 – che, invece, vinse – trasformatosi nel racconto di “Se Non Ora Quando” come movimento civile e femminista che avrebbe cambiato il Paese – che poi implose –, il film si trovò in un’impasse fino a che, ad EAVE, una collega norvegese, già produttrice di Joshua Oppenheimer, mi spinse a lavorarci, se non altro per mostrare al mondo le lotte delle donne della politica italiana.
Così, nel 2012, frequentai EURODOC, altro training program per produttori, per cercare di rivitalizzare quello che diventò “I Had a Dream” e lì conobbi Nathalie, produttrice francese che entrò in co-produzione e traghettò il film a France Télévisions.

Furono anni frenetici di sviluppo su più fronti, viaggi, pitching e formazione. Partecipai al Talent Campus della Berlinale nel 2015, poi ad un training program organizzato da EWA (European Women’s Association) sulla distribuzione non convenzionale che mi permise di trasformare “The Perfect Circle” in un case study, dopo che, in seguito al rifiuto dei distributori di prendere in catalogo un film “che nessuno vorrebbe vedere” (il film è ambientato in un hospice), riuscii ad inventarmi un modello distributivo, figlio delle competenze maturate al training program EWA, che portò il film in 45 città, inanellando persino dei sold out, e creò una vera e propria comunità.

Grazie al film, mi è stato assegnato un ruolo da docente al Master per Psicologi delle Cure Palliative della Facoltà di Medicina di Torino, di cui vado molto fiera, e che mi permette ogni volta di scavare non solo nel film e risignificare l’opera, ma anche di ripensare a quell’esperienza di cura che ha permesso a me e mia madre di trovarci così intimamente connesse e immerse nella bellezza, nonostante le cattive notizie e i dati scoraggianti sulle cartelle mediche.

Nel 2018, “I Had a Dream” ha avuto la sua premiere a DokLeipzig, importante festival del circuito del cinema documentario. Sempre sold out, il film è stato protagonista di una notte rocambolesca, durante la serata delle premiazioni. Vincitore di tutti i premi in palio (Golden Dove, FIPRESCI Prize, Interreligious Jury Award) – quindi candidato agli Oscar del Documentario di default – gli amici facevano un tifo da stadio, mentre l’illustre regista usciva a mani vuote col volto scuro e io, astemia, brindavo con una strana gazzosa tedesca.

Il film si era preso la sua rivincita dopo anni in cui molti lo avevano rifiutato in quanto “ennesimo film femminista”. Per un bizzarro tempismo, invece, “I Had a Dream” era il film giusto al momento giusto, e raccontava al pubblico internazionale il percorso verso la consacrazione del populismo in Italia alle elezioni del 2018, poco dopo che erano avvenute.

Nel 2024 ha avuto la sua premiere “Mr. Beau”, che ho voluto vicino a casa, a Pordenone, per avere lui tra il pubblico, assieme ad amici e famigliari.

Ora sto lavorando ad un nuovo progetto che parla di fantasmi, di una realtà più ampia rispetto all’esistenza, in cui presente e passato coesistono, e di nuovo si tratta di un progetto vicino a casa.
Oltre al mio lavoro di regista, dal 2018 partecipo in veste di tutor alla scuola senza sedie e alla residenza artistica di Visioni in Movimento; mentre dal 2023 collaboro con un progetto interregionale, Nord-Est Doc Camp, in qualità di tutor di autori e autrici in fase di rough cut, insieme ad eccellenti colleghi e colleghe.

FILMOGRAFIA

2018
I Had a Dream, 84’ e 52’, (Ita-Fra) prodotto da Movimenta in co-produzione con Cosmographe e France Télévisions (Golden Dove, FIPRESCI PRIZE, premio per Interreligious Jury a DokLeipzig; Premio del pubblico al Biografilm).

2016
Verso Casa, 60’, (Ita), prodotto da Own Air per TV2000

2015
The Perfect Circle, 75’ e 52’, (Ita-Slo-UK, NL), prodotto da Movimenta, in co-produzione con Petra Pan Film Production, Miafilm, Cobos Film, (Best Moral Approach a Makedox-Skopje)

2009
Mostar United, 75’ e 52’, (Ita-Slo), prodotto da Stefilm in collaborazione con Petra Pan Film Production (nomination al Prix Europa 2009; Miglior documentario al DOKMA-Maribor; Premio del pubblico al Trieste Film festival)

2006
Building the Winter Games, 3 x 46’, (Ita), prodotto da Stefilm e scritto da Stefano Tealdi, per Discovery Channel Europe

2004
Private Fragments of Bosnia, 52’, (Ita) prodotto da Movimenta (Miglior documentario al Genova Film festival e al Mediterraneo Video Festival)