Quando un problema di salute mette a rischio la vita di Beau, la sensazione che la sua esistenza sia agli sgoccioli, porta Claudia a chiedersi se lui sia davvero felice.
Per trovare una risposta, l’umana iscrive entrambi a un programma di ricerca sulla relazione uomo-cane condotto dagli etologi dell’Università di Pisa.
I test scientifici le rivelano tanto della loro vita assieme: se Beau si senta al sicuro con lei, se abbia avuto le opportunità per esprimersi secondo natura. Ma non possono dirle la cosa più importante: se Beau sia felice.
Nel tentativo di scoprirlo, Claudia cerca di vedere il mondo dai suoi occhi, e l’investigazione si trasforma in un’avventura che pone l’umana di fronte ai propri limiti, finendo col suo fedele amico sul campo di un consulente della relazione.
Forse bisogna semplicemente imparare ad ascoltarlo.
In fondo, Beau è molto più di un cane, come Claudia è molto più di una semplice umana.
Dalle passeggiate in branco che fanno emergere il lato selvaggio di Beau, alle gare in piscina che esaltano la competitività dell’umana, il loro viaggio alla ricerca della felicità si rivela essere la cura di cui i due non sapevano di avere bisogno.
L’amore profondo, manifesto e sincero di Beau permette a Claudia di vedere le cose in un modo nuovo, come accade nelle favole, e a lui di conquistarsi finalmente il rispetto che il suo rango richiede.
La ricerca personale di Claudia sul suo rapporto con Beau innesca questioni etiche più ampie, trasformandosi in una riflessione sulla relazione tra animali umani e non umani.
—
Note dell’autrice
“E ora a cosa stai lavorando?”, mi chiese una regista di New York, a Bucarest, in chiusura del Q&A.
Feci un lungo respiro.
Ero abituata a vedere lo scoramento sulle facce del pubblico.
Capitava ovunque proiettassi “I Had a Dream”, che per me è un film sulla speranza in chi si batte per il bene comune, mentre per il resto del mondo è la constatazione dell’affermazione del populismo in Italia e della fragilità della democrazia.
Mi dispiaceva che il pubblico lasciasse la sala con quella cupezza, così dissi: “Sul mio cane, che è un gran brontolone e vorrei capire cos’abbia da lamentarsi”.
Un gruppetto di persone, che certamente sapevano di cosa stessi parlando, scoppiò in una risata che allentò la tensione. Dopotutto, pensai, non era una cattiva idea.
Dopo dieci anni a seguire la politica mi ero stufata degli esseri umani, e dopo un anno di festival avevo una gran voglia di passare più tempo con lui.
Beau, come Snoopy, finalmente musa di una storia; ma io, aspirante Schultz, finii, come Charlie Brown, ad avere filo da torcere con una sagoma di cane.
E’ stato un film difficilissimo da realizzare, perché coi cani è sempre buona la prima; perché Beau era uno scapestrato e abbiamo dovuto rinunciare a molte scene per fargli recuperare i malanni che si procurava; perché, abbandonato il trattamento, si navigava a vista, per incontri inaspettati; perché ad un certo punto, senza testo, non si capiva nulla, ma il film era pensato senza; perché in un film su una relazione tra cane e umana, l’umana inevitabilmente entra nel film, e quell’umana ero io; perché avrei voluto esporci molto meno di quanto sia poi accaduto.
Però, è stata anche un’avventura, per certi versi epica; per gli incontri che abbiamo fatto con dei giganti della scienza – come Chiara Mariti, giovane prodigio della ricerca accademica in ambito etologico, che mi ha incantata con i suoi studi sulla relazione e sul linguaggio; con animali fantastici, come Paolo Beltrami – forse più cane che umano – dopo di cui la parola “grazie” l’ho pronunciata con una consapevolezza del tutto nuova; e poi Beppe, Simone, Giovanna, che fanno ancora parte delle mia vita e con cui si è creato un bel gruppo di cani e di umani che va per boschi; ma anche Valentina che ha dato a Beau un luogo in cui potesse mostrare il suo valore.
Per fortuna, i filosofi ei poeti sono accorsi in aiuto quando servivano parole e la decenne-sopravvissuta-dentro-di-me ha messo assieme i pezzi di questo road movie con l’ingenuità e l’immediatezza che forse erano mancate in fase di scrittura.
Questo viaggio ha davvero cambiato il mio modo di stare nel mondo e mai come ora mi sento di dare del “lei” ai cani che incontro sul mio cammino.