rEsistenza e Liberazioni: i primi 75 anni

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L’eredità culturale del 1945, stimolo e propellente per l’emancipazione globale

Il 25 aprile del 2020 si celebra il 75° anniversario della Liberazione dal nazifascismo in Italia.

È un anniversario molto particolare per due motivi.

Da un lato sancisce anagraficamente la fine della memoria storica vivente di persone e di corpi – uomini e donne che hanno lottato per quella Liberazione – con l’estinguersi di quelle generazioni che vi hanno partecipato personalmente. Dall’altro è un anniversario segnato da una pandemia straordinaria che vede il pianeta intero impegnato in una lotta disperata contro un nuovo nemico, più subdolo, che vede proprio gli anziani, e tra questi i pochi che ancora sono portatori delle memorie viventi di quei giorni, tra le categorie più esposte.

Questi due motivi ci portano a considerare come diventi importante, ancora di più a partire da questo anniversario così particolare, iniziare a ragionare sui fenomeni storici della Resistenza e della Liberazione al di là della pura memoria storica, che, con la scomparsa dalla scena di quei corpi e di quelle memorie viventi, ha subito oramai una sua inevitabile cristallizzazione.

Pensiamo sia importante iniziare a parlare di eredità culturale, oltre che di eredità storica e politica rispetto a questi termini di Resistenza e Liberazione. E allora ci appare che, laddove le celebrazioni, gli anniversari, i decennali, sovente non facciano altro che rendere sempre più obsoleta quella memoria storica, adagiandosi su di una retorica che invece di tramandarne il senso profondo, rende quei fatti sempre più lontani e cristallizzati, occorra considerare l’eredità culturale della Resistenza e della Liberazione, come qualcosa di vivo, pulsante ed ancora fecondo, anche al di là dei confini italiani dove viene in questo 25 aprile celebrata.

È un’eredità culturale che prende molte strade, talvolta spurie, lontane dagli obiettivi che muovevano uomini e donne nel ’45, eppure che a quelle lotte e a quegli obiettivi inesorabilmente guarda, ci si specchia e si rifà.

È, ad esempio, un fenomeno relativamente recente quello che vede i movimenti sindacali, le lotte di liberazione, i movimenti studenteschi di tutto il pianeta intonare coralmente come proprio inno, in italiano ma anche in qualsiasi altra lingua, quello che viene erroneamente considerato il canto partigiano per eccellenza: Bella ciao.

Questa canzone, creata anni dopo la fine della guerra, è diventata un simbolo internazionalista di tutte le resistenze e le lotte di liberazione del mondo. Ma è anche stata trasformata in una canzone pop, reinterpretata da innumerevoli artisti sia sconosciuti che di fama mondiale. È diventata, ancora, la canzone simbolo di una delle serie televisive più viste al mondo. E mentre dai balconi italiani, nel tentativo corale di sentirsi uniti nella clausura di un popolo agli arresti domiciliari per la pandemia, si intona l’Inno risorgimentale di Mameli, da molte parti del mondo, coloro che vogliono sostenere e dimostrare solidarietà all’Italia soggiogata dal morbo, intonano proprio Bella ciao come quel canto di solidarietà internazionale che l’Italia ha saputo regalare al pianeta.

Al di là delle memorie storiche, la cultura è fatta di segni, di simboli, di significati che si tramandano e che, anche mutando nei tempi e nei luoghi, anzi, proprio per questa capacità di adattarsi e rinnovarsi, non fanno altro che perpetrarne e rinnovarne il senso.

Il verbo “resistere” da cui deriva il sostantivo “resistenza”, dopo il 1945 è innegabile che abbia acquisito un significato ed una connotazione diversi, non solo in Italia ma a livello mondiale. Il termine Liberazione si è esso stesso ramificato in infinite “lotte di liberazione” legate ai popoli, ai generi e ai movimenti più disparati che, seppure apparentemente particolari e rivolte contro qualcuno o qualcosa di molto concreto, settoriale e specifico – un oppressore, un sistema di valori, un metodo di sfruttamento – non fanno che partecipare ad un unico grande sommovimento storico e mondiale di emancipazione che proprio a partire da quella Liberazione del ’45 ha preso un significato molto più preciso e sostanziale.

Per questo 25 aprile abbiamo deciso di lanciare una sfida, dedicando il nuovo numero di Streeen ad uno speciale su rEsistenza e Liberazioni che tenti di aprire dei percorsi di lettura di questa eredità culturale, sia dal punto di vista storico, con filmati legati alla storia della Resistenza e della Liberazione italiane propriamente dette, sia esplorando tramite film e documentari le declinazioni dei termini e dei valori di Resistenza e Liberazione per come sono stati successivamente sviluppati nei movimenti e nelle lotte sociali internazionali del secondo dopoguerra, fino ad arrivare ai giorni nostri, con la resistenza umana, culturale, sociale e sanitaria contro una pandemia mondiale che ci vede tutti coinvolti e durante la quale, senza che quasi ce ne accorgiamo, stanno crollando nel nostro paese e non solo i valori etici e politici in nome di una sicurezza ambigua ed effimera.

La misura dell’abdicazione ai propri principi etici e politici è, infatti, molto semplice: si tratta di chiedersi qual è il limite oltre il quale non si è disposti a rinunciarvi.” (Giorgio Agamben – Una domanda – 13 aprile 2020)

Bella Ciao!

Versione internazionale per il 25 aprile 2020 , 75° anniversario della Liberazione, a cura di Mizgin Tahir, Itziar Ituño ed Erica Boschiero

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